Lavori di Spettroscopia Stellare

SPETTROSCOPIO  A  PRISMA  PER  SPETTRI  STELLARI 

 La spettrografia in genere e quella stellare in particolare non è un’attività molto diffusa tra gli astrofili, forse perché considerata troppo impegnativa e poco gratificante. C’è da aggiungere l’obiettiva difficoltà di disporre di strumenti atti allo scopo e il prevalere di una cultura che tende ad orientare l’astrofilo verso la tradizionale osservazione visuale o fotografica del cielo, specialmente da quando, con la comparsa sul mercato di dispositivi di ripresa basati su sensori CCD a prezzi sempre più abbordabili, questo tipo di attività ha portato ad una massiccia produzione  di immagini molte delle quali, per la verità, assai spettacolari. Basta sfogliare le ben note riviste specializzate per rendersene conto. Assolutamente assente è invece qualunque accenno alla spettrografia stellare, se si fa eccezione per una realizzazione datata 1991 e pubblicata sul numero di maggio 1992 de” l’Astronomia”; autori Alberto Villa di Rivanazzano e il sottoscritto. E’ ben vero che non esistono sul mercato, per quanto se ne sa, spettroscopi ad uso dilettantistico, ma è altrettanto vero che costruirsene uno è un’impresa alla portata di chiunque; molto più facile che costruire un telescopio. Gli astrofili costruttori si facciano coraggio, e l’esempio qui illustrato serva di stimolo. Non guasta un’ultima osservazione: la presenza della Luna, di qualunque età, non impedisce minimamente il lavoro di spettrografia stellare. Un’utile alternativa per sfruttare utilmente le numerosissime notti proibite!

 Lo  spettroscopio in oggetto è del tipo a prisma ad autocollimazione, nel quale un doppietto acromatico funge contemporaneamente da collimatore e da obiettivo fotografico. Lo schema ottico si ispira al tipo Littrow. Così, l’elemento disperdente non è il classico prisma a 60°, ma un prisma con angoli di 30°, 60° e 90°, nel quale l’angolo di lavoro è quello di 30°. Il cono di luce proveniente dalla fenditura e reso parallelo dal collimatore, viene intercettato dalla faccia anteriore del prisma e rifratto una prima volta nel viaggio di andata e una seconda volta dopo riflessione da parte della faccia posteriore dello stesso prisma. Il doppio percorso di andata e ritorno all’interno del prisma equivale ad avere un angolo disperdente di 60°, pur essendo in realtà pari alla metà. Dopo aver riattraversato il collimatore, nel viaggio di ritorno il fascio disperso viene focalizzato in posizione opportuna per essere intercettato come spettro dal  un dispositivo di captazione, quale può essere sensore CCD o una  pellicola fotografica.

La scelta di adottare un prisma invece di un reticolo di diffrazione come elemento disperdente deriva dal fatto che il prisma ha un’efficienza pari al 100%, mentre il reticolo arriva, se si è fortunati, al 40% ed è molto più costoso, anche se questa voce dipende parecchio dalle sue dimensioni. Per contro, mentre la risposta di un reticolo è pressochè lineare, quella del prisma non lo è: la dispersione cromatica è maggiore nel violetto che non nel rosso. In altri termini, lo spettro di una stella risulta più allungato alle lunghezze d’onda minori; ne consegue che la risoluzione di un prisma varia con la lunghezza d’onda della luce che l’attraversa. E’ per questo motivo che essa viene convenzionalmente definita per una particolare lunghezza d’onda, cioè per quella corrispondente alla riga H-alfa dell’idrogeno. Tuttavia, la non-linearità del prisma non costituisce, in pratica,  un problema; anzi, nel caso di stelle molto calde, può essere di vantaggio. Per la cronaca, la risoluzione risulta essere, nel nostro caso, di 4,6 A°/mm, misurati su un monitor da 17”.

 Nella fattispecie, il prisma è di quarzo, non per scelta ma per averlo recuperato da un vecchio spettrofotometro che lavorava soprattutto nel campo UV; tuttavia quelli in vetro vanno ugualmente bene. La base è di 30mm, ciò che comporta un potere risolutivo teorico piuttosto elevato se si tiene presente che dato lo schema ottico adottato essa equivale ad una di 60mm. La faccia di ingresso misura circa 60x60mm.

Il collimatore ha un diametro di 52mm e una focale di 230mm. L’ho acquistato via Internet da un fornitore americano di surplus ottici (www..SurplusShed.com) per $4,00,  come pure l’ottima fenditura ad apertura variabile costatami la miseria di $15,00. Per chi non lo sapesse, se il valore della merce non supera  €50, non si pagano oneri doganali e il pacchetto arriva per via aerea in una settimana. Questi sono i componenti principali se si esclude lo specchietto di rinvio a 90° da 15x30mm per l’uscita laterale dello spettro. Il lavoro di costruzione e assemblaggio non ha richiesto particolare abilità e l’utilizzo del tornio si è limitato alla costruzione di due raccordi: uno per l’alloggiamento della fenditura, l’altro per l’attacco da 31,8mm della videocamera o reflex .

Lo strumento pesa circa 1 Kg e può essere fissato con 4 viti a galletto sul dorso del mio Newton da 200mm , f/5 . Il collegamento ottico fra telescopio e spettroscopio avviene mediante l’impiego di un semplice rinvio a 90° montato al posto dell’usuale focheggiatore: una compattezza di costruzione senza precedenti.

 Allo scopo di rendere compatibile il rapporto focale del telescopio (f/5) con quello dello spettroscopio che lavora a f/7, nel rinvio a 90° è alloggiata una lente divergente di opportuna lunghezza focale (una specie di Barlow). Si può passare rapidamente dalle riprese spettrali a quelle osservative più tradizionali semplicemente togliendo il rinvio e sostituendolo con  un oculare o altro trasduttore; non è necessario smontare lo spettroscopio.

Le modalità d’uso dello strumento variano a seconda del tipo di dispositivo che si intende utilizzare per le riprese spettrali. Ho trovato molto pratico l’impiego della mia videocamera ASTROVID Stellacam EX, perché consente di centrare rapidamente la stella sulla fenditura, grazie anche ad uno stratagemma che qui sarebbe troppo lungo descrivere. Il risultato è che se il cercatore è preventivamente ben allineato con il telescopio, la cattura della stella non richiede più di cinque minuti. Avvertenza importante: il tubo del telescopio deve essere orientato in modo tale che la fenditura  risulti parallela al movimento in Ascensione Retta.

Lo spettro che compare sullo schermo del monitor ha l’aspetto di una strisciolina più o meno luminosa, alquanto ballerina perché piuttosto sensibile alla turbolenza atmosferica e nella quale è difficile distinguere le famose righe spettrali. Sarà compito delle elaborazioni successive farle risaltare, come per miracolo, dallo sfondo dello spettro continuo: un’esperienza che la prima volta mi ha lasciato quasi senza fiato! La lunghezza dello spettro sul piano focale è di circa 10mm nella gamma del visibile. Poiché il sensore della mia camera misura 8mm, lo spettro nella sua interezza normalmente eccede la dimensione orizzontale dello schermo del monitor; ragion per cui, con stelle particolarmente luminose, nelle quali lo spettro si allunga fino alle estreme propaggini del blu, è necessario eseguire la ripresa in due fasi.

Una volta controllato sul monitor che lo spettro abbia un aspetto soddisfacente e che l’inseguimento proceda regolarmente, avvio una registrazione su DVD della durata di circa mezzo minuto. La registrazione  servirà, ovviamente, per la successiva elaborazione con Photoshop, previa conversione” DVD to AVI” e da AVI a bmp con Registax. Certo che se la ripresa fosse effettuata direttamente in digitale, qualche passaggio intermedio potrebbe essere evitato; ma per il momento non ho questa opportunità. 

I primissimi risultati (da considerarsi anche preliminari) sono visibili nella pagina riassuntiva. Assai  emozionante è stato per me nel vedere per la prima volta le righe di emissione della stella Gamma Cassiopea, un fenomeno piuttosto raro tra le stelle a portata di telescopio da 200mm. Con l’ armamentario attualmente a mia disposizione conto di poter raggiungere stelle fino alla 3° magnitudine, sempre che ancor per lungo tempo “…vaghe di lusinghe danzino innanzi a me l’ore future…”. Al momento sto procedendo con stelle del cielo invernale, tempo permettendo.

 

                                                                                                  Vittorio Lovato

                                                                                                                                                                                                                             VOGHERA,  Gennaio 2007

 

di Vittorio Lovato